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Annullare gli accertamenti dei dirigenti del fisco ora è possibile PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Ingrosso   
Giovedì 23 Aprile 2015 15:16

Cartelle Equitalia, atti dell’Agenzia delle Entrate e Dirigenti senza poteri o “falsi”: dopo l’importante precedente di Milano la strada appare in discesa.

I contribuenti non attendevano altro: che il primo giudice di merito si pronunciasse sulla sorte degli accertamenti firmati dai 767 dirigenti delle Entrate recentemente dichiarati decaduti dalla Corte Costituzionale E puntuale – forse anche prima di quanto sperato – è arrivata la prima (e, per questo, storica) sentenza. Una pronuncia uscita fuori non da un tribunale qualsiasi, ma dalla CTP di Milano, già nota per i propri pregevoli precedenti, spesso usati come indirizzo da altri fori.

La sentenza n. 3222/25/15 dice molto di più di quello che sembra. Perché, oltre ad ufficializzare il principio per cui gli atti di accertamento firmati dai “falsi” dirigenti dell’Agenzia delle Entrate – quelli cioè che non hanno mai fatto alcun pubblico concorso – sono nulli, offre anche al contribuente una serie di suggerimenti su come presentare il ricorso, dimostrare le proprie ragioni e, in definitiva, vincere la causa.

Innanzitutto, perché non vi siano equivoci, la CTP di Milano ci tiene a sottolineare – questo il primo punto essenziale – che la decisione è ladiretta conseguenza della sentenza della Corte Costituzionale del 17 marzo scorso (decisione che – come ormai noto – ha dichiarato illegittima la legge di sanatoria delle nomine a “dirigente” di 767 funzionari delle Entrate senza che gli stessi fossero mai stati sottoposti a pubblico concorso). Un’importante precisazione questa, affinché nessuno possa cadere nell’equivoco di ritenere inapplicabile detto precedente alle altre migliaia di ricorsi che, a breve – c’è da scommetterlo – piomberanno addosso al fisco. E quindi, sarà bene prendere nota della sentenza, stamparla e produrla al giudice tributario presso cui si presenterà il ricorso.

In secondo luogo, la prova: nel caso di specie il ricorrente aveva prodotto in giudizio ampia documentazione atta a comprovare che colui che aveva firmato l’avviso di accertamento impugnato, tale “Capo Area” di nome “Beta” (qui, per ovvie ragioni, oscurato) per delega del Direttore provinciale “Gamma”, non era munito del potere di sottoscrivere gli atti in reggenza. Sembra, infatti, che il nome di “Beta” figuri nella famosa ordinanza del Consiglio di Sato con cui è stata rimessa la questione di costituzionalità alla Consulta. Sarà bene che il contribuente presenti in giudizio anche una richiesta di accesso agli atti depositata presso l’Agenzia delle Entrate per dimostrare di aver fatto di tutto per venire in possesso di tali dati. Dinanzi all’eventuale silenzio o rifiuto e alla relativa eccezione presentata in ricorso, dovrà essere l’Agenzia a dimostrare il contrario, poiché, qualora nulla obiettasse, per il principio di non contestazionesi dovrebbe ritenere riconosciuta tacitamente l’eccezione sollevata dal contribuente.

Da tutto ciò consegue – si legge nella sentenza – la nullità dell’atto di accertamento sottoscritto da soggetto non dotato di una qualifica funzionale.

La Corte poi termina con un’ultima importante precisazione: “I restanti motivi di ricorso rimangono assorbiti”. Che, tradotto per i non tecnici, significa che tutto il resto non ha rilievo e importanza, perché basta solo questa eccezione per vedersi annullare l’intero accertamento fiscale.

 

RIPERCUSSIONE SULLE CARTELLE DI EQUITALIA

Il secondo momento sarà quello di verificare quale impatto potrà avere la nullità dell’accertamento anche sulla cartella esattoriale notificata da Equitalia. La nostra opinione è che la nullità del primo non può non ripercuotersi anche sulla seconda. E ciò per due importanti ragioni:

– nell’ambito dei procedimenti amministrativi, la dichiarazione di nullità di un atto ha, come conseguenza immediata e diretta, la nullità anche di tutti i successivi atti emessi in conseguenza del primo: una sorta di concatenazione ed effetto a valanga disposto a tutela del cittadino. Diversamente bisognerebbe ammettere che l’atto nullo sia sanabile qualora l’amministrazione emetta un successivo atto che “copra” l’irregolarità del primo: il che, ovviamente, è insostenibile;

– la “nullità” può essere fatta valere in ogni stato e grado del giudizioe, soprattutto, non ha termini di prescrizione. Risultato: anche se sono decorsi i termini per impugnare l’avviso di accertamento (e, magari, nel frattempo, è arrivata Equitalia) il contribuente potrebbe sempre ricorrere contro l’atto dell’Agenzia delle Entrate. Una volta dichiarato nullo quest’ultimo, sarebbe automaticamente nulla anche la cartella per quanto spiegato al punto precedente.


Articolo: La legge per tutti