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Asd: per le agevolazioni fiscali non basta la mera affiliazione al CONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Ingrosso   
Venerdì 03 Agosto 2018 07:41

altAsd: per le agevolazioni fiscali non basta la mera affiliazione al CONI 

In tema di agevolazioni tributarie, l'esenzione d'imposta prevista dall'art. 148 del d.P.R. n. 917/1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall'elemento formale della veste giuridica assunta (nella specie, associazione sportiva dilettantistica), ma anche dall'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell'affiliazione al CONI. Ciò soprattutto ove non risultino rispettati  i principi di democraticità ed effettività della partecipazione degli associati.

Lo ha stabilito la Cassazione con ordinanza 20123 del 30 luglio con cui ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La vicenda riguardava un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate recuperava a tassazione nei confronti di un’asd alcuni proventi ritenendo che l’associazione svolgesse di fatto attività commerciale. In particolare venivano messe sotto osservazione le prestazioni nei confronti dei soci che erano da considerare più che altro veri e propri clienti in quanto potevano soltanto utilizzare le attrezzature e gli impianti sportivi pagando una somma mensile, ma non avevano diritto di partecipare alle assemblee né, in alcun modo, alla gestione sociale in quanto tali diritti, come il potere di decidere l’ammissione di nuovi soci, erano nelle mani di pochissimi soci fondatori.

Sia la Ctp di Ascoli Piceno che la Ctr Marche annullavano l’atto impositivo sul presupposto che le prestazioni erano effettuate nei confronti dei soci aderenti ed erano attuative delle finalità istituzionali dell’ente. Inoltre secondo la Ctr bastava la sola affiliazione ad un ente riconosciuto dal Coni per garantire il rispetto dei principi di democraticità quale presupposto per il godimento delle agevolazioni ai fini delle imposte dirette.

LA pronuncia è stata ribaltata in Cassazione che ha riscontrato un vulnus nella motivazione della pronuncia impugnata (considerata insufficiente) per non aver preso in considerazione gli elementi forniti dall’Agenzia a sostegno della propria tesi in ordine al deficit di democraticità e partecipazione alla vita associativa della maggior parte dei presunti soci.

In particolare, tra gli elementi forniti vi erano: 1) differenziazione nei diritti dei soci fondatori e ordinari, da un lato, e dei soci aderenti, dall'altro; 2) carenza di effettiva partecipazione alla vita associativa di questi ultimi soci; mancanza di documentazione circa la accettazione delle domande presentate dai soci aderenti per l'ammissione alla compagine sociale.

Quindi la Ctr ha errato nel ritenere che laffiliazione ad un ente riconosciuto dal CONI garantisse la sussistenza dei requisiti per il godimento del regime agevolativo senza valutare i numerosi elementi forniti dall’amministrazione finanziaria (sul punto cfr. Cass. 16449/2016).

Nel fare ciò si è discostata dall’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui le agevolazioni tributarie previste in favore degli enti di tipo associativo non commerciale, come le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, dall'art. 111 (ora 148) del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 si applicano solo a condizione che le associazioni interessate si conformino alle clausole riguardanti la vita associativa, da inserire nell'atto costitutivo o nello statuto (cfr. Cass. 4872/2015, 23167/2017 e 10393/2018).

Di conseguenza la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio della controversia ad altra sezione della Ctr Marche.

Sul punto va ricordato che il principio di democraticità rappresenta un requisito imprescindibile per beneficiare dell’esclusione da tassazione dei proventi conseguiti a fronte dell’esercizio dell’attività istituzionale (ai sensi dell’art. 148, commi 3 e 8, del TUIR). Sul punto, con la circolare n. 9/E del 2013, l’Agenzia delle Entrate pone l’accento sui profili sostanziali e sulla ratio della disposizione, piuttosto che sulla violazione, magari sporadica, di obblighi formali o sulla mancata puntuale applicazione delle prescrizioni statutarie; secondo l’Amministrazione Finanziaria la sussistenza del requisito della democraticità richiede una valutazione, da effettuarsi caso per caso, della complessiva attività associativa dell’ente. Pur riconoscendo che le modalità di convocazione e verbalizzazione delle assemblee dei soci costituiscono, in via generale, indici rilevanti al fine di desumere la reale natura associativa dell’ente e l’effettiva democraticità del sodalizio, l’Agenzia precisa che l’adozione di forme di convocazione dell’assemblea diverse da quelle tradizionali (ad esempio, invio di e-mail agli associati in luogo dell’apposizione in bacheca dell’avviso di convocazione) o l’occasionale mancato inserimento di un dettagliato elenco dei nomi dei partecipanti nei verbali di assemblea o degli associati nel libro soci non costituiscono, singolarmente considerati, elementi il cui riscontro comporti necessariamente la decadenza dai benefici quando, sulla base di una valutazione complessiva dei meccanismi di operatività dell’associazione, risulti comunque rispettato il principio di effettività della partecipazione: in altri termini si sostiene, con un approccio tipicamente sostanzialista, che non basta la violazione di obblighi formali o l’adozione di modalità operative differenti rispetto alle prescrizioni statutarie per ritenere violato il principio di democraticità (richiamato anche dall’art. 90, comma 18, lett. e) della legge n. 289 del 2002) occorrendo una violazione sistematica di tale precetto. Ciò si verificherebbe, a titolo di esempio,

  • - nel caso di mancanza assoluta di forme di comunicazione idonee ad informare gli associati delle convocazioni assembleari e delle decisioni degli organi sociali;
  • - in presenza di diverse quote associative alle quali corrisponda una differente posizione del socio in termini di diritti e prerogative, rispetto alla reale fruizione e godimento di determinati beni e servizi;
  • - in caso di esercizio limitato del diritto di voto – dovuto alla presenza, di fatto, di categorie di associati privilegiati – in relazione alle deliberazioni inerenti l’approvazione del bilancio, le modifiche statutarie, l’approvazione dei regolamenti, la nomina di cariche direttive.

Sull’obbligo di inserire la relativa clausola all’interno dello Statuto, con la recentissima circolare 18/E del 1° agosto, l’Agenzia ha chiarito che le società sportive dilettantistiche costituite in forma di società di capitali senza fini di lucro non devono obbligatoriamente inserire nei propri statuti le clausole relative alla democraticità del rapporto associativo previste dall'articolo 148, comma 8, lettere c) ed e) del TUIR. Ciò in quanto l'articolo 90, comma 18, lettera e) della legge n. 289 del 2002, in merito alla democraticità del rapporto associativo prevede l'obbligo di inserire nello statuto degli enti sportivi dilettantistici non lucrativi "le norme sull'ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell'elettività delle cariche socialifatte salve le società sportive dilettantistiche che assumono la forma di società di capitali o cooperative per le quali si applicano le disposizioni del codice civile". La circostanza che l'articolo 90, comma 18, lettera e) della legge n. 289 del 2002 faccia espressamente salve, per le società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro le disposizioni civilistiche che regolano le modalità di esercizio del diritto di voto nelle società, implica che queste ultime non siano soggette all'obbligo di prevedere statutariamente la clausola della democraticità valevole, invece, per le associazioni sportive dilettantistiche.

Fonte: Redazione Fiscale

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Agosto 2018 07:46