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Rassegna stampa del 09/03/2018 PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Ingrosso   
Venerdì 09 Marzo 2018 11:35

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Esonero contributivo per giovani sino ai 35 anni - Per promuovere l’occupazione giovanile stabile, la Legge di Bilancio 2018 ha previsto un nuovo esonero per 36 mesi, pari al 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL, nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile, per le nuove assunzioni di lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, effettuate dal 1° gennaio 2018.

Con circolare n. 40 del 2 marzo 2018, l’INPS ha fornito le indicazioni e le istruzioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla predetta misura di esonero contributivo, soffermandosi su:

- natura dell’esonero contributivo;

- datori di lavoro beneficiari dell’esonero contributivo;

- rapporti di lavoro incentivati;

- condizioni per il diritto all’esonero contributivo e casi particolari;

- compatibilità con altre forme di incentivo all’occupazione;

- assetto e misura dell’incentivo;

- funzionalità volte ad agevolare l’accertamento dei requisiti in capo al lavoratore;

- modalità di controllo dei requisiti legittimanti;

- datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens. Modalità di esposizione dei dati relativi all’esonero;

- datori di lavoro agricoli. Compilazione della dichiarazione contributiva Dmag.

Ricorda la circolare che, per le assunzioni effettuate nel corso dell’anno 2018, è possibile fruire del beneficio in questione anche per i lavoratori che non abbiano ancora compiuto i trentacinque anni di età (da intendersi come 34 anni e 364 giorni), a condizione che i medesimi non siano mai stati occupati a tempo indeterminato.

La riduzione opera per un periodo massimo di 36 mesi a partire dalla data di assunzione del lavoratore ed è esclusa per i rapporti di apprendistato ed i contratti di lavoro domestico.

L’agevolazione può essere riconosciuta nelle ipotesi di mantenimento in servizio, decorrente dal 1° gennaio 2018, del lavoratore al termine del periodo di apprendistato, a condizione che il lavoratore, al momento del mantenimento in servizio, non abbia compiuto il trentesimo anno di età.

In tal caso, il beneficio trova applicazione per un periodo massimo di dodici mesi, fermo restando l’importo massimo pari a 3.000 euro.

L’esonero è, inoltre, elevato nella misura del 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL, per trentasei mesi a partire dalla data di assunzione e sempre nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile, nelle ipotesi in cui le assunzioni a tempo indeterminato riguardino giovani che, nei sei mesi precedenti, abbiano svolto presso il medesimo datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto, da un lato, dei principi generali in materia di incentivi all’assunzione (vedi articolo 31 del D.Lgs. n. 150/2015), dall’altro, delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori ed, infine, da taluni presupposti specificamente previsti dalla Legge di Bilancio 2018.

Con specifico riferimento ai vincoli introdotti dalla legge di Bilancio 2018, il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato alla sussistenza, alla data dell’assunzione, delle seguenti condizioni:

  1. il lavoratore, alla data della nuova assunzione, non deve aver compiuto trenta anni (ventinove anni e 364 giorni). Per le sole assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso dell’anno 2018, il limite di età del giovane va individuato nei trentaquattro anni e 364 giorni. Analoghi limiti anagrafici valgono nelle ipotesi di trasformazione di rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Nel caso in cui un lavoratore, successivamente al 31 dicembre 2017, venga mantenuto in servizio al termine del periodo di apprendistato, il requisito anagrafico da rispettare è, invece, che, alla data della prosecuzione del rapporto il giovane non abbia compiuto trenta anni di età;

  2. il lavoratore, nel corso della sua vita lavorativa, non deve essere stato occupato presso il medesimo o qualsiasi altro datore di lavoro in forza di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Al riguardo, si precisa che i periodi di apprendistato, svolti in precedenza presso il medesimo o altro datore di lavoro, non sono ostativi al riconoscimento dell’agevolazione né la sussistenza di precedenti rapporti di lavoro intermittente a tempo indeterminato o di un rapporto di lavoro domestico a tempo indeterminato. Non vi é, invece, diritto alla fruizione dell’esonero nel caso in cui il lavoratore abbia avuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a scopo di somministrazione o qualora il precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato si sia risolto per mancato superamento del periodo di prova ovvero per dimissioni del lavoratore;

  3. l’esonero contributivo può essere riconosciuto ai soli datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva. Il rispetto di tale requisito non è richiesto nelle ipotesi in cui si intenda fruire dell’esonero per il mantenimento in servizio al termine del periodo di apprendistato mentre, nelle ipotesi di assunzioni a scopo di somministrazione, poiché i benefici legati all’assunzione o alla trasformazione sono trasferiti in capo all’utilizzatore, la valutazione del rispetto di tale requisito va effettuata in capo all’impresa utilizzatrice.

  4. il datore di lavoro, nei sei mesi successivi all’assunzione incentivata, non deve procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo del medesimo lavoratore o di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva ed inquadrato con la medesima qualifica. Il licenziamento effettuato nei sei mesi successivi all’assunzione incentivata, comporta la revoca dell’esonero ed il recupero del beneficio già fruito. Il rispetto di tale requisito non è richiesto nelle ipotesi in cui si intenda fruire dell’esonero per il mantenimento in servizio al termine del periodo di apprendistato.


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Il regime di cassa piega gli studi di settore - La nuova previsione "naturale" per le imprese in contabilità semplificata costringe l’Amministrazione Finanziaria a introdurre tutta una serie di correttivi, per superare un impianto costruito invece sul criterio della competenza economica.

I correttivi sono stati approvati dalla commissione degli esperti alla SOSE nella riunione tenuta il 28.02.2018. Oltre agli interventi necessari per la gestione delle imprese con la contabilità per cassa, la commissione degli esperti ne ha approvati anche alcuni di natura settoriale e territoriale.
I correttivi alle variabili e alle funzioni di stima degli studi di settore applicabili al periodo d’imposta 2017, non interessano però i soggetti in contabilità semplificata che hanno adottato il regime basato sulle registrazioni ai fini Iva (art. 18, c. 5 D.P.R. n. 600/1973). Per quest’ultima metodologia contabile, infatti, la SOSE, sulla base delle elaborazioni effettuate, ha escluso la necessità di apportare modifiche alle analisi di coerenza.

La necessità di procedere a un adattamento delle funzioni primarie del software Gerico a causa delle nuove modalità di

gestione delle imprese in contabilità semplificata costituisce una forzatura alle generali regole della competenza

economica, sulla base delle quali gli studi di settore sono stati costruiti e approvati nel tempo. Questa revisione di natura straordinaria finirà inevitabilmente per impattare sulla valenza e sull'efficacia probatoria delle risultanze dei calcoli effettuati da Gerico per il periodo d’imposta 2017. Ma vediamo brevemente la natura di questi correttivi introdotti agli studi di settore.

In primo luogo, l’Amministrazione Finanziaria ha stimato per ciascuna attività economica la “Durata media dei crediti”

e la “Durata media dei debiti”. Queste due variabili sono state costruite partendo dai dati esposti dalle imprese nei bilanci e nelle dichiarazioni dei redditi relative al periodo d’imposta 2016. L’effetto di queste variabili è quello di trasformare in liquidità i costi e i ricavi di competenza, individuando così una correlazione da inserire nelle analisi di coerenza dei singoli studi di settore.

Grazie a queste correlazioni, sono stati poi elaborati ben 5 correttivi che finiranno per impattare sui risultati dell’applicazione degli studi di settore. Si tratta, nello specifico, del Correttivo strutturale di cassa, del Correttivo di cassa relativo alle vendite B2B, del Correttivo di cassa relativo alle vendite B2PA, dei Correttivi settoriali di cassa e dei Correttivi territoriali di cassa.

Ciascuno di questi correttivi, precisa il documento della commissione degli esperti, influenzerà i ricavi stimati dallo studio di settore. Tale variazione si applica sia al ricavo puntuale che al ricavo minimo. L’elaborazione dei correttivi è stata effettuata per tutti i 177 studi di settore relativi alle attività d'impresa in vigore per il periodo d’imposta 2017. Il risultato dei correttivi apportati consentirà di individuare, per ogni contribuente, un coefficiente correttivo complessivo di cassa, sulla base del quale verranno appunto corrette le principali stime effettuate dal software Gerico.

A oggi non è possibile comprendere esattamente quale potrà essere il reale impatto di queste correzioni apportate in extremis agli studi di settore per adattarli al nuovo regime di cassa delle imprese in regime semplificato. L’unica certezza è che si tratta di una ulteriore variante rispetto all’assetto originario dello strumento, che non potrà che indebolirne ulteriormente la valenza probatoria.

 

Rimborso delle spese per ospitalità - Capita sovente che un’impresa sostenga spese per l’ospitalità di clienti, fornitori, lavoratori autonomi e altre categorie di invitati.

Le regole che si applicano alla deduzione di questi costi dipendono dalla categoria di soggetto e dalla finalità dell'ospitalità. Le spese hanno la caratteristica della gratuità e, tuttavia, rispettano l'inerenza se sostenute con ragionevolezza o secondo la prassi di settore. Sono qualificate dal legislatore tributario come spese di rappresentanza, se rivolte a soggetti diversi dai clienti, con finalità promozionale o di pubbliche relazioni. Queste spese, se rivolte a clienti in occasione di eventi promozionali di presentazione dei prodotti o in occasione di visite alle proprie sedi, sono interamente deducibili.

Nei casi differenti, occorre applicare le altre categorie del TUIR. Particolare rilevanza assume l’ospitalità a fornitori, professionisti, agenti e rappresentanti, nonché di invitati non retribuiti.

Secondo la migliore dottrina (AIDC 177/2010) le spese di ospitalità sostenute per accogliere i fornitori e il loro personale devono essere ammesse in deduzione, quando il fine è quello di una migliore economicità negli affari. Si pensi ai dipendenti della società di revisione, ospitati gratuitamente alla mensa aziendale, anche per evitare che si rechino al ristorante esterno (i cui costi sono ribaltati alla mandante) con spreco di denaro e tempo.

In questo ambito, è del tutto evidente che le maggiori perplessità riguardino il trattamento delle spese di ospitalità dei lavoratori autonomi, non solo per la questione della ritenuta d’acconto, ma anche per il tetto di deduzione cui la categoria è soggetta.

La questione è stata finalmente risolta per i lavoratori autonomi. Le spese sostenute dal committente relative all’esecuzione di un incarico non costituiscono compensi in natura, in base all’art. 54 c. 5 del TUIR, quindi esse non sono soggette né a ritenuta, né a limiti di deducibilità.

Rimangono da analizzare le spese relative a soggetti non legati da rapporto di lavoro autonomo retribuito. Classico esempio tratto dalla prassi riguarda gli invited speakers, soggetti particolarmente qualificati collegati a istituti di ricerca omologhi (risoluzione 11.07.2013, n. 49/E). Altri esempi possono riguardare gli accompagnatori delle opere d’arte inviati dai musei prestatori, i candidati invitati per i colloqui aziendali, ecc.

Anche in questi casi, la deducibilità del costo nell'ambito del reddito d’impresa appare scontata. Si pone, però, una questione che riguarda l’eventuale applicazione della ritenuta su un reddito da lavoro autonomo occasionale (artt. 67 e 71 TUIR) in natura. Nella determinazione di questi redditi non è, infatti, riprodotta l’esclusione per le spese relative all'esecuzione dell’incarico che troviamo nei redditi professionali.

Al quesito ha risposto la risoluzione n. 49/E/2013, con la quale l'Agenzia delle Entrate ha consentito di evitare la ritenuta nel caso di rimborso delle spese (o sostenimento diretto delle spese) e assenza di compenso, nel presupposto che, in assenza di reddito, le spese sarebbero risultate deducibili e la ritenuta sarebbe, quindi, rimborsabile.

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Sanzioni escluse se i registri Iva vengono stampati in sede di verifica - La tenuta dei registri delle fatture emesse e di quelle ricevute con sistemi elettronici è in ogni caso considerata regolare, in mancanza della trascrizione su supporti cartacei secondo legge, qualora in sede di accesso, ispezione o verifica i registri risultino aggiornati sugli stessi sistemi elettronici e vengano stampati a richiesta degli organi procedenti e in loro presenza (art. 7, comma 4-quater, del D.L. 10 giugno 1994, n. 357, convertito con modifiche dalla Legge 8 agosto 1994, n. 489, aggiunto dall'art. 19-octies, comma 6, del D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con modifiche dalla Legge 4 dicembre 2017, n. 172).

Al riguardo, nel corso di Telefisco 2018 l'Agenzia delle Entrate ha precisato che:

- alle violazioni già constatate al 6 dicembre 2017 (data di entrata in vigore del richiamato D.L. n. 148/2017) si rende applicabile il principio del favor rei di cui art. 3, comma 2, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472. Si ricorda che ai sensi di tale norma, se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo;

- la stampa dei registri in sede di accesso, ispezione o verifica comporta la non sanzionabilità, in quanto in tali casi i medesimi si reputano tenuti regolarmente.