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Rassegna stampa del 16/02/2018 PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Ingrosso   
Venerdì 16 Febbraio 2018 17:14

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Precisazioni su iperammortamento - Durante un convegno, l'amministrazione finanziaria ha reso risposte agli addetti ai lavori in materia di iperammortamento, rottamazione e ravvedimento

Il beneficio dell'iper ammortamento del 150% non decade se il bene agevolato ceduto viene sostituito con uno che ha caratteristiche analoghe o superiori. Il bonus resta calcolato sul vecchio bene.

Le caratteristiche del nuovo bene:

- appartenga all’elenco dei beni indicati nell’allegato A alla legge 232/2016;

- sia entrato in funzione, dunque sia interconnesso;

- sia oggetto di dichiarazione o di perizia che confermino la presenza dei requisiti.

Ma se la sostituzione o l’interconnessione avvengono nel periodo di imposta successivo a quello di realizzo del bene originario, l'iperammortamento si ferma.

Il bonus si blocca anche in caso di sostituzione con un bene dal costo inferiore, in quanto l'iperammortamento è stato calcolato su un bene di costo superiore.

Sul punto l'Agenzia spiega che, nel rispetto del contenuto letterale della norma (legge di bilancio 2018), l’eventuale sostituzione del bene non modifica mai gli importi previsti dal piano originario di iperammortamento.

Se il bene che sostituisce è di costo inferiore, anche il 150% del nuovo costo sarà inferiore. Pertanto, la fruizione delle quote residue di bonus sarà fino a concorrenza del costo del nuovo investimento, dunque dovrà interrompersi prima del termine.

La riduzione dell’agevolazione si applicherà solo sull’ultima o sulle ultime quote di iperammortamento, senza ricalcolo delle quote successive alla sostituzione.

 

Precisazioni su rottamazione - Due risposte sul tema:

- la domanda di definizione agevolata può essere revocata, modificata o integrata solo entro il termine del 15 maggio 2018;

- se al momento della presentazione dell'istanza è in atto una procedura esecutiva in fase avanzata che non può essere più sospesa, al debitore spetta la restituzione dell’eccedenza.

Su questo ultimo punto, l'Agenzia spiega che anche con il pignoramento presso terzi in stato avanzato, la rottamazione continua a produrre i effetti. Pertanto, quanto pignorato sarà confrontato con gli importi dovuti per la definizione agevolata, producendo eventuale rimborso delle somme eccedenti per effetto della rottamazione.

 

Bonus ricerca e sviluppo per i software - Il Ministero dello sviluppo economico ha resa pubblica sul proprio portale la circolare direttoriale 9 febbraio 2018, n. 59990 che, in attuazione di quanto disciplinato all'articolo 3 del Decreto legge n. 145 del 2013 e successive modificazioni, fornisce ulteriori istruzioni sui criteri di individuazione delle attività ammissibili al beneficio del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo nello specifico settore del software.

A seguito delle numerose richieste di chiarimento ricevute in tal proposito, il MiSE ha ritenuto opportuno fornire una serie di precisazioni di carattere generale, al fine di consentire alle imprese interessate di procedere alla verifica dei requisiti di ammissibilità all'incentivo.

Si tratta di una specificazione necessaria alla luce dell’importanza che la tematica dello sviluppo dei software sta assumendo con riferimento ad un numero sempre più ampio di imprese, coinvolte sempre più nel processo di digitalizzazione per rimanere in linea con i dettami di Industria 4.0.

Il MiSE incentra la circolare n. 59990/2018 prendendo spunto dal "Manuale di Frascati", che è oggi il punto di riferimento per l'innovazione nell'Ue, avendo recepito le indicazioni contenute nella Comunicazione della Commissione Europea 2014/C 198/01 del 27 giugno 2014.

Con tale circolare, dunque, si forniscono i criteri sistematici per l'individuazione delle attività ammissibili al credito d’imposta del settore del software alla luce proprio dei principi contenuti nel suddetto "Manuale di Frascati".

La precisazione resa dal Ministero è che i criteri di qualificazione e classificazione contenuti nel “Manuale” costituiscono, in linea di principio, fonte interpretativa di riferimento anche ai fini dell’applicazione del credito d’imposta per R&S di cui all’art. 3 del DL 145/2013.

Tuttavia, precisa la circolare, il credito d'imposta R&S, non ricomprende automaticamente tutte le attività legate in senso ampio al processo innovativo di un'impresa, ma soltanto le attività, sia svolte direttamente all'interno dell'impresa, sia commissionate a terzi, ricollegabili a progetti, che presentino effettivi contenuti di ricerca e sviluppo.

Infatti, si legge che in coerenza con le finalità del credito d’imposta R&S, sono agevolabili tutte le attività che risultino ricollegabili a progetti che presentino effettivi contenuti di ricerca e sviluppo e che quindi presentino, quale che sia il settore di appartenenza e il prodotto o processo oggetto d’innovazione, un apprezzabile o significativo elemento di novità per il mercato, la cui realizzazione non derivi dalla semplice utilizzazione dello stato delle conoscenze e delle tecnologie già disponibili.

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Imprese minori e regime cassa-competenza - Anzitutto occorre ricordare che, per le imprese minori, la circolare 17.01.2018, n. 1/E ha chiarito che il

diritto alla detrazione dell'IVA sorge nel momento in cui la stessa diviene esigibile e ciò avviene al verificarsi di 2 presupposti:

effettuazione dell'operazione e possesso della fattura. Ciò significa che se manca uno dei 2 la detrazione si avrà nel momento successivo in cui si verificherà anche il secondo.

Nell'occasione di Telefisco si è risposto al seguente esempio:

- fattura di acquisto datata 2017 (1° presupposto verificato nel 2017);

- ricevuta nel 2017 (2° presupposto verificato nel 2017), ma registrata nel 2018 (sino al 30.04.2018).

Nell'ipotesi il contribuente ha optato per il metodo delle registrazioni IVA, quindi, si deduce il costo quando la fattura viene registrata (nel caso esposto nel 2018). La detrazione dell'IVA invece quando avverrà? Dato che entrambi i presupposti si verificano nel 2017, la detrazione potrà essere esercitata in dichiarazione IVA annuale relativa all'anno 2017 (da inviare entro il prossimo 30.04.2018), registrandola in un

apposito sezionale dei registri IVA per le fatture 2017 registrate nel 2018, ma la cui IVA deve concorrere alla determinazione del saldo IVA della dichiarazione annuale.

In altre parole avviene una scissione tra deducibilità del costo (nel 2018) e detraibilità dell'IVA (nel 2017). Ovvio è che se invece tale fattura viene registrata dopo il 30.04.2018 si perde il diritto alla detrazione dell'IVA, invece il costo rimane deducibile nel 2018, anno di registrazione della fattura.

Altro caso posto all'attenzione dell'Agenzia delle Entrate è stato quello delle operazioni fuori campo IVA, sempre per il

soggetto in regime misto cassa-competenza che opti per il metodo delle registrazioni IVA. L'Agenzia risponde che

occorre effettuare una distinzione:

- componenti positivi e negativi espressamente individuati dal paragrafo 3.2 della circolare 13.02.2017 n. 11/E, ossia quei componenti di reddito che derogano dal principio di cassa, seguendo il criterio di competenza (es. ricavi da assegnazione di beni ai soci, plusvalenze/minusvalenze e sopravvenienze attive e passive, ammortamenti, canoni di leasing, spese per prestazioni di lavoro, ecc.) che appunto non concorrono alla formazione del reddito secondo il principio di cassa e devono essere annotati separatamente entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi;

- componenti positivi e negativi che concorrono alla determinazione del reddito d'impresa secondo il principio di cassa, ma che non sono cessioni di beni o prestazioni di servizi, ossia le cosiddette operazioni fuori campo IVA. In tal caso, devono essere registrate entro 60 giorni dal momento in cui l'operazione si considera rilevante, ossia dalla data di incasso/pagamento.

Infine, una parola sui componenti positivi e negativi rinviati agli esercizi successivi (es. spese di manutenzione eccedenti). Anche nel regime misto cassa competenza mantengono l'imputazione in quote quinquennali in base al regime di provenienza; perciò, per esempio, le spese di manutenzione ordinaria sostenute ante 2016, la cui deduzione è rinviata negli esercizi successivi, continuano a concorrere secondo le regole precedenti, ossia in quote costanti nei 5 esercizi successivi a quello di competenza.

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Distributori di carburante: novità dal 1° luglio 2018 - A decorrere dal 1° luglio 2018, viene disposta l'abrogazione della scheda carburante per documentarne i relativi i acquisti; a tale fine è stato abrogato il D.P.R. 10 novembre 1997, n. 444, recante il regolamento per la scheda carburanti. A fronte di tale abrogazione, ai sensi dell'art. 1, comma 920, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), a partire dalla data citata, gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti di distribuzione di carburante dovranno essere documentati da fattura elettronica.

Tale abrogazione comporterà numerosi riflessi anche in capo agli acquirenti di carburante, quali, ad esempio:

- per l’acquirente soggetto passivo IVA, l’obbligo di ricezione e conservazione della fattura elettronica (nel rispetto delle modalità previste dalla legge);

- il venire meno, per il dipendente, della possibilità di richiedere il rimborso della benzina al proprio datore di lavoro presentando la scheda carburanti.

A decorrere dal 1° luglio 2018, cambieranno anche le modalità con cui il gestore dell'impianto incasserà le somme derivanti dal rifornimento di carburante. È previsto che i costi e l'IVA relativi alle spese per il carburante saranno deducibili/detraibili, in capo all’acquirente, a condizione che il pagamento sia effettuato mediante:

- carte di credito;

- carte di debito;

- carte prepagate,

emesse da operatori finanziari soggetti agli obblighi di comunicazione all’Anagrafe tributaria (ad esempio, banche, poste, intermediari finanziari, ecc.).

Preme evidenziare che in capo al gestore dell'impianto non sussiste un “divieto” di incassare somme in denaro contante, a fronte dell'erogazione del carburante (come si verifica oltre certi limiti di importo in materia di antiriciclaggio), ma, qualora il pagamento del rifornimento avvenga con modalità diverse da quelle previste dalla legge, il costo non è ammesso in deduzione e l’IVA non è detraibile.

In ogni caso, i gestori degli impianti dovranno adeguarsi dal punto di vista tecnologico per consentire il pagamento del rifornimento con “modalità tracciate”, sostenendone i relativi costi.

L’art. 1, comma 923, della legge n. 205/2017, ha modificato l’art. 19-bis1, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972, il che comporta che l’indetraibilità dell’IVA, in assenza di pagamenti tracciati, oltre al carburante per autotrazione si riferisce anche ad una serie di costi relativi ai veicoli stradali a motore, quali:

- spese di custodia;

- spese di manutenzione e riparazione;

- canoni di leasing e noleggio.

L’indetraibilità dell’IVA si applica anche:

- agli aeromobili;

- ai natanti da diporto.

Il nuovo comma 1-bis dell’art. 164 del TUIR si riferisce alle sole spese per carburante per autotrazione  (l’ambito è quindi molto più ristretto rispetto all’IVA). Visto l’esplicito riferimento al carburante per “autotrazione”, risultano esclusi dalla novità legislativa:

- gli aeromobili;

- i natanti da diporto.

Posto che la nuova disciplina dei pagamenti con modalità tracciate è stata inserita nell’art. 164 del TUIR, risultano esclusi dalla novità gli autocarri, per il cui rifornimento, se pagato in contanti, il relativo costo è ammesso in deduzione.

Nell'ambito delle misure volte a contrastare le frodi IVA nel campo degli idrocarburi e carburanti, a decorrere dal 1° luglio 2018, per gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione, da parte di soggetti passivi IVA, deve essere emessa fattura elettronica da parte del gestore dell’impianto.

Qualora il gestore dell'impianto, a partire dal 1° luglio 2018, emetta fattura con modalità diverse da quelle elettroniche:

- la fattura si intende non emessa;

- si applica una sanzione fra il 90 e il 180 per cento dell'IVA ivi indicata.

Le fatture elettroniche, dopo la loro emissione, dovranno essere conservate con modalità elettroniche nel rispetto delle modalità previste dall'Agenzia delle entrate.

Si evidenzia, comunque, che tale adempimento, costituisce un “mero anticipo” rispetto all'obbligo di fatturazione elettronica anche nei confronti dei privati, introdotta dall'art. 1, comma 909 , della legge di bilancio 2018.

Posto che la norma prevede espressamente che l’obbligo di emissione della fattura elettronica si applica ai rifornimenti presso gli impianti stradali di distribuzione, i commercianti all’ingrosso di carburante citati non dovrebbero rientrare nell’obbligo di fatturazione elettronica a partire dal 1° luglio 2018 (l’obbligo scatterà comunque dal 1° gennaio 2019).

L’Agenzia delle entrate dovrà chiarire se sussisterà o meno l’obbligo di indicare i chilometri percorsi anche sulla fattura elettronica, come attualmente viene richiesto per la scheda carburanti.

 

Artigiani e commercianti: fissate le aliquote contributive per l’anno 2018 - Comunicate dall’Inps, con circolare n. 27 del 12 febbraio 2018 , le aliquote, i minimali e massimali di reddito e le modalità per il calcolo dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali, valevoli per l’anno 2018.

Per effetto dell’incremento dello 0,45% annuo stabilito dall’art. 24, comma 22, del D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni in legge n. 214/2011, l’aliquota contributiva risulta aumentata al 24% del reddito prodotto per entrambe le categorie, con una ulteriore maggiorazione dello 0,09% per i commercianti.

Per l'anno in corso, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto da artigiani e commercianti è pari a € 15.710,00.

Le aliquote per il 2018 sono così determinate:

Artigiani

- titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di età superiore ai 21 anni 24%

- coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni 21%


Commercianti

- titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di età superiore ai 21 anni 24,09%

- coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni 21,09%

La riduzione contributiva al 21% (artigiani) e 21,09% (commercianti)  è applicabile fino a tutto il mese in cui il collaboratore interessato compie i 21 anni.

I contributi devono essere versati, mediante i modelli di pagamento unificato F24, alle seguenti scadenze: 

- 16 maggio 2018, 21 agosto 2018, 16 novembre 2018 e 18 febbraio 2019, per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di  reddito; 

- entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche in riferimento ai contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2017, primo acconto 2018 e secondo acconto 2018.  

L’Istituto previdenziale ricorda che già dall’anno 2013 non invia più le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta, in quanto le medesime informazioni possono essere prelevate, a cura del contribuente o di un suo delegato, tramite la funzionalità “Dati del mod. F24” contenuta nel Cassetto previdenziale per artigiani e commercianti. 

Attraverso tale funzionalità è possibile, inoltre, visualizzare e stampare in formato PDF, il modello da utilizzare per effettuare il pagamento.

 

 

 

 



 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Febbraio 2018 17:36